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“mine ne imponas nobis hoc: peccatum , quod
ftulte commifimus . Così Saule con Davide
chiedendogli merce, Apparet quod ftulte ege¬
rim ; così Davide prendendo colle buone il
Signore , fed precor Domine ut transferas i¬
niquitatem fervi tui, quia ftulte egimus, come
se questo fosse il solo e poffente titolo ad
impetrar perdono, il mettere in prospetto la
propia stoltizia ed ignoranza . Ma più breccia
fa quest'altro, che Cristo nel pregare in Cro¬
ce pe’ suoi nemici e uccisori , Pater ignofce
illis, altra scusa non allega, che d’ ignoranza,
guia nefciunt quid faciunt. Sullo stesso tuo¬
no S. Paolo a Timoteo I. cap. 1. ideo mife¬
ricordiam Dei confequutus fum, quia ignorans
feci in incredulitate, cioè l’ ho fatto per istol¬
tezza , non maliziosamente , e ho conseguito
quella misericordia che conseguito non avrei,
se non patrocinato dalla stoltizia. Fa anco per
me guel mistico Psalmografo, non mi ricordo
dove, delita juventutis mea G ignorantias
meas ne memineris; nel che due cose mette
in veduta, Peta, a cui son.io si amica, ch’
è la gioventù, e l ignoranza, e questa nel
numero del più, per fignificare la gran forza
ch’ è in lei. Ma per non andar all’ infinito,
e per ristringer tutto in poco, la cristiana
Religione mostra certo d’ avere non «so che
rapporto, ed affinita colla stolrizia, e niente
N di