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58 degli equivoci, delle lepidezze ; delle Ro: rielle , che divertano, e diano da sollazzarfî 3 e da ridere ? Ma quefta seconda specie di treggea , e di confetture son io P unica che la sa fare, e dispensare. anzi quelle ſtelle usanze e cerimonie si antiche e sacrosante ne’ conviti , di trarre co’ dadi (01) a sarte chi vi faceſſe da Re, d’ invitare a bere col gultare e porgere (2) ad altri il nappo in segno d’ amicizia, di parlare, cantare , far brindifi alla sua volta, di cantar in giro colu rametto di-mirto alla mano da paflarselo l’ un al’ altro , di saltare, di. far pantomime , sono ſtata io , io , che le ho inventate, per. sol. lazzo , riſtoro , e miglior pro de’ mortali nel. le tavole, e non già, ſiccome corre , i sette Savii della Grecia. Il vero è poi., che tutte cotelte cose di tal natura effe sono , che quanto in lor pitt v’entra di pazzia,tanto all’uma: na vita. son più giovevoli; la quale nè pure meritar sa nome di vita se ha da passarfi in melancolia, e in melancolia ella sarà, se con tal genere di divertimenti non fi cerchi dare scacco matto alla noia, sorella carnale, e indivifibil compsgna di quella . Ma (x) Non regna wini fortiere talis . Hor. Ode, folvitur acris hiems Cre. (2) Philotefia in greco, segni d’ amifta .