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brato contro . E che razza di nume! che roba
d’un tefticolo di Giove. Ma con tutto yue¬
fto, chi non amerebbe d’ effer anzi il fatuo
e ridicolo. Bacco , che quell’ angilomito (1) di
Giove, come appellalo Omero, cioè quel poli¬
ticone, quel ceffo da boia; che fa spavento
a tutti; o quel vecchio Pane che co’ suoi ftre¬
picie fracaffi dilettafi d’ incutere per tutto de’
panici timori; 0 Vulcano sempre affumigato
e lurido per gli esercizii del suo meftiere ;
o la dignitosa Pallade, terribile per. la sua
Gorgone, e per la sua afta , che non sapreb¬
be mai fare un buon viso, un ghigno , un occhio
ridente? Avanti: ond’ è che sempre fan¬
ciullo è Cupido? perchè non s’ occupa che di
bagattelie ; sempre scherza , sempre ride sen¬
za il minimo giudizio e rifleſſione, e corre
qua e là puerilmente senza saper che fi fac¬
cia, nè che fi dica. Perchè l’amabil Venere
è sempre nella primavera de’ suoi anni, € di
sua beltà, se non perchè è meco legata a fil
il color di mio padre, (2) ondea ragion
diffela Omero, ( 3) aurea Venere , in fine
r el¬
(a) aydñouurs, che altro dice, altro fen¬
te, altro ha in bocca , altro in cuore.
(2) Pluto , Dio dell oro, onde Omero.
(3) xonon A igodirm aurea Venuse