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DDLLA zioni ? di colui che Jasciasi portare in trionfo come una statua per essere dal popolo osservato , oppure che stassi effigiato in bronzo nel foro ? Aggiungete a tutte queste pazzie anche quella delle adozioni dei nomi e dei cognomi; aggiungete quelli onori divini che si prestano ad un uomo di nessun merito; aggiungete finalmente quelle pubbliche cerimonie (1) che si fanno per collocare nel numero degli dei anchei più scellerati tiranni. Nonvè cosa più Stolta di questa; e chi mai lo nega? Anzi un sol Democrito non basterebbe a riderne sufficientemente. Ma non è forse egualmente vero, che la Pazzia è stata Ja sorgente di tuite quelle famose imprese de’prodi eroi, che tanti elo(4) I Romani solevano divinizzare i defunti loro imperatori nella seguente maniera: s'innalzava um alta torre di legno s Ta quale si riempiva di paglia e di aromi; con una fune sottile si legava un’aquila allasua sommità; quindi s’incendiava Ja torre, e l’aquila, sciolta dalle fiamme , innalzandosi a volo, e diffondendosi una soavissima fragranza dagli abbruciati aromi , il volgo credeva che fosse l’ anima del principe che salisse al cielo, PAZZIA 51 quenti letterati innalzarono fino alle stelle? Questa Pazzia è quella che forma Je città 5 per essa sussistono i governi, la religione, i consigli, i tribunali; e non ho dubbio d’asserire, che Ja vita umana non è altro,che una specie di giuoco della Pazzia. Ma passiamo omai a parlar delle arti. Chi mai spinse gli uomini a inventare, a tramandare ai loro posteri tante produzioni, per quanto credesi, eccellenti, se non Ja sete della gloria? Credettero questi uomini veramente stoltissimi di non dover risparmiare nè veglie nè sudori nè sforzi di fatica, per proccaciarsi una certa non soqualeimmortalità,cheinultimaanalisi non é,che una bellissima chimera. Voi pertanto siete debitori alla Pazzia di tanti comodi che già si sono introdotti nel mondo E dovete all’altrui stoltezza tutti que’ beni che voi godete , e che non poco contribuiscono alla felicità della vita. Or bene: che direte voi 30 signori, se dopo avervi provato che tutte a me si devono le lodi che alla umana fortezza ed industria s’attribuiscono, verrò provandovi che a me appartengono ancora quelle che la prudenza riscuote. Oh questa sì che ve