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Erasmo da Rotterdam
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DELLA ride sempre senza giudizio e riflessione alcuna,e corre qua e la puerilmente senza sapere né che si faccia, né che si dica. Come mai l’aurea Venere mantien sempre florida la sua bellezza? Nol sapete? Perchè è stretta parente con me, onde conserva sempre sul volto suo l’aureo colore di Plutone mio padre. Inoltre, se prestar fede dobbiamo ai poeti ed agli statuari loro rivali, questa dea non compare mai, se non in aria ridente e contenta; onde a ragione è chiamata da Omero aurea Venere. Flora, la madre delle delizie, non era forse uno dei principali oggetti della religione dei Romani ? Delle divinità, de’ piaceri abbastanza abbiam. detto. Bramate ora di sapere la vita degli dei tetri e malinconici ? Interrogate Omero e gli altri poeti , e vi diranno intorno a quesl’oggetto delle bellissime cose; vi faranno vedere che gli dei sono pazzi per lo meno quanto i mortali. Giove depone le sue folgori, abbandona le redini dell’universo , per darsi in braccia agli amori; nè vi dico cose a voi ignote. Dimentica ilsuo sesso la fiera ed inaccessibile Diana per tutta consagrarsi alla caccia, e non PAZZIA 35 lascia d’essere innamorata alla follia del suo vago Endimione; cosicchè si prende spesso l’incomodo di discendere dal cielo in forma di luna, per colmarlo de’ suoi favori. Ma vorrei piuttosto che le loro laidezze rinfacciate fossero loro da Momo (1), dal quale erano soli ti udirne i rimproveri. Non è molto però che gli dei sdegnati lo precipitarono in terra insieme con Ate (2), perchè importuno colla sua sapienza , intorbidava la loro felicità. Costui , ben lontano dal ritrovare accoglienza nelle reggie dei monarchi, non trova un'anima che gli presti ospitalità nel suo esilio; mentre ? Adulazione, mia compagna, occupa dovunque il primo posto: quell A dulazione che sempre è andata di accordo con Momo , come i lupo e Pagnello. Liberatisi pertanto gli det dall’ importuna censura di Momo, si abbandonarono con maggior libertà e diletto ad ogni sorta di piaceri. E per verità quanti lepidi motti non (1) Momo, figlio del Sonno e della Notte: nume ozioso, e che censura gli altri dei. (2) Ate, o la Discordia.

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