OCR
28 deponga il suo fulmine trisulco; che lasci quell’aria terribile e maestosa colla quale a suo grado riempie di spavento tutta quanta la schiera degli dei, e come un bravo comico si mascheri il poveretto sotto tutt’ altre forme, quando voglia lo prende di quella funzione: ch’ ei non. fa che pur troppo di sovente, voglio dire di procreare dei piccoli Giovi. Prendiamo inoltre que’ babuassi di stoici, che reputansi tanto prossimi edaffini agli dei. Datemene pur uno di costoro, il quale sia anche mille volte stoico, che nonsi rada mai la barba, distintivo della sapienza ( sebbene un tal distintivo sia comune anche ai caproni), costui al certo dovrà deporre quell’ aria piena di orgoglio,dovrà prendere una cera da galantuomo, dovrà abiurare quella sua inflessibile ed austera morale ; dovrà fare delle sciocchezze edelle pazzie : in somma gli sarà forza che a me si volga esi raccomandi questo filosofo, se pur ama di farsi padre. E perchè secondo il mio costume non parlerò con voi più liberamente ? Ditemi di grazia: sono forse il capo, Ja faccia, il petto, la mano, l’orecchio, queste parti del corpo reputate oneste ; che generano gli dei e gli uomini? Credo,signori miei, di no: che anzi lo stromento propagatore del genere umano è quella siffatta parte così goffa e così ridicola ; che non può nominarsi senza riso.Qties sta, sì questa è propriamente quella sacra fonte da cui traggon la loro origine i numi e i mortali. Suvvia , chi è mai colui che sagrificar vorrebbesi al nodo matrimoniale, se prima, come sogliono fare ordinariamente i filosofi, avesse ben ben riflettuto agl’ incomodi che accompagnano tal condizione? Qual. donna vorrebbe sottomettersi al debito, coniugale, se tutti conoscesse, 0 presenti avesse alla mente i perigliosi dolori del parto € le pene della. educazione? Se voi dunque dovete Ja vita al matrimonio, e il matrimonio Alla Irriflessione , che una è delle mie seguaci, giudicate di quanto mi siate debitori. Inoltre una donna passata una volta per le spine dell’ indissolubile nodo, e che ardisce di rientrarvi, nol fa forse in virtù dell’assistenza della ninfa Obblio , mia cara: compagna? Dicasi pure, a dispetto del poeta Lucrezio, e Venere stessa non ardirebbe di negarlo, che senza la nostra