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Erasmo da Rotterdam
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APPENDICH Crsca. Ne sentirei ben volontieri uno, che fosse tutto l’opposito del mio. Gicerra. Egli usava già molto in casa mia un gentiluomo lesto ed accorto. Costui, desiderando moglie giovinetta e novizia, per meglio allevarsela a modo suo, aveva pigliato una damigella di sedici anni, i cui genitori, standosi del continuo a un lor bel luogo in contado, lei pure avevan sempre tenuta seco. E’ prese dunque ad ammaestrarla nelle lettere e nella musica, ad avvezzarla a rendergli conto delle sentenze-e delle storie lette od udite, e a venirla addestrando in tutt’altre cose, che col tempo le potessero fare acconcio. Questa novità ad una fanciulla usata a casa sua di non far mai nulla e cresciuta in mezzo le delicatezze e gli spassi, non andò guari, che le fu venuta in fastidio grandissimo. Perchè ella cominciò a non volere per niun partito ubbidire; e, sempre che il marito gliene facea calca, imperversava e dibatteasi più che una spiritata. ssi! Cesca. Bel documento pe’ genitori indulgenti e rime GiLETTA. La qual bizzarria lungamente continuando, egli senza far vista di cruccio alcuno, si pensò di condurla in villa del suocero, come per via di diporto. Quivi lasciatola una mattina con la madre e con le sorelle, e andatosi egli a passeggiare con lui, poichè in parte solitaria furon venuti, gli aperse l’animo suo, dicendo come in luogo di una piacevole compagna e’ si trovava essersi menato a casa una perpetua tormentatrice della vita sua; però, niente giovando le proprie ammonizioni, provvedesse egli da buon padre qualche altra medicina a sì fatto male: i mezzi violenti, comechè leciti, non piacergli, ma bensì la destrezza e l’autorità. Il suocero gli promise di farci opera, e dopo uno o due dì, còlto colla figliuola luogo e tempo che e’ fosser soli, e recatosi molto bene in sul grave, cominciò a mostrarle quanto sgraziato viso ella avesse, e quai fecciosi modi e sazievoli, e com'egli non aveva per addietro creduto mai potersela cavar di casa. Cesca. Questo si chiama toccare de’ tasti buoni. GiLEBITA. E pur (disse) con grandissima mia fatica io ti trovai un marito, che, a chiederlo a lingua, non poteva addomandar meglio la più gentile e ricca fanciulla di questi contorni. Or tu sconoscente al mio benefizio, tu cieca alle virtù d’un uomo, che, se non fosse qual egli è, t’avrebbe non una, ma mille volte dato quello che vai cercando, tu non ti rimani ancora d’esser con lui fiera e perversa, e di porre con mille pazzi dispetti a repentaglio la sofferenza sua. — E brevemente egli si riscaldò tanto a dire, che la

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