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Erasmo da Rotterdam
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50 ELOGIO DELLA PAZZIA abbia apparenza di verità, che la natura, sì provvida e vigilante nella zanzara, e perfino nelle erbe e ne’ fiorellini del campo, siasi poi addormentata pel solo uomo, trascurando di fornirlo di tutto ciò che fosse a lui necessario. Ah non può darsi! Quelle scienze, quelle arti, che voi tanto decantate, no, non sono l’opera della natura; fu un certo genio, chiamato Teuto ('), grande nemico del genere umano, che per somma disavventura degli uomini le ha inventate: imperocchè, non che le scienze conferiscano a quella felicità, per cui si pretende che siano state ritrovate, sono anzi estremamente nocive. Era veramente di buon naso quel re saggio e prudente (*), che con tanta finezza, secondo Platone, biasimava l'invenzione dell’alfabeto. Diciamo pure francamente, che il sapere e l’ industria si sono intruse nel mondo come tutte le altre pesti della vita umana, e che sono state inventate da quegli spiriti medesimi, che furono gli autori di tutti i mali, voglio dire dai demoni, i quali trassero perfino dalla scienza il loro nome (°). Nulla di questo conoscevasi nel secol d’oro, e gli uomini allora senza metodo, senza regola, senza istruzione, viveano felici, guidati dalla natura e dal proprio istinto. In fatti, a che avrebbe servito in que’ tempi la grammatica? Non eravi che un linguaggio, ed anche questo parlavasi unicamente per farsi intendere. Non facea bisogno la logica; poichè, avendo tutti gli stessi principii, la diversità delle opinioni non produceva alcuna disputa. Non conoscevasi la rettorica in quell’età pacifica, in cui non facevansi nè processi, nè liti, nè orazioni. Erano allora inutili i legislatori, perchè, regnando i buoni costumi, non abbisognavano leggi. Erano inoltre religiosissimi que’ felici mortali, onde non ardivano di serutinare con un’empia curiosità i segreti della natura; e persuasi che non è lecito (1) Si veda il Fedro, (2) Thamus, re di Tebe in Egitto, che giudicava che, per l'invenzione dell’alfabeto, gli uomini, tutto serbando in carta, niente riterrebbero più nella memoria: si veda il Fedro. (3) « Quibus hine nomen etiam inventum, quasi dafpovac, hoe est, scientes appelles ».

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