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8 ELOGIO DELLA PAZZIA cose prendere un nuovo aspetto, ammantarsi di nuovi colori, e tutta in certa qual maniera ringiovanirsi la natura, cosi appunto voi, vedutami appena, immantinente cangiaste affatto sembiante. Ottenni pertanto colla mia sola presenza cid che valenti oratori avrebbero appena potuto conseguire con un lungo e lungamente meditato discorso, voglio dire di scacciare la tristezza dell’animo vostro. II Ora poi se bramate di sapere per qual motivo piacquemi di comparirvi innanzi in un arnese così stravagante, io tosto ve lo dirò, purchè mi siate cortesi della vostra attenzione, non però di quell’attenzione che siete soliti prestare ai sacri oratori, sibbene di quella che porgete ai cerretani, ai ciurmadori ed ai buffoni sulle piazze: in una parola come quella che il nostro Mida porgeva al canto del Dio Pane‘ Imperocchè mi piace di fare con voi alquanto la sofista, non perd di quella razza, che al giorno d’oggi altro non fa che imbevere le menti giovanili di vane e spinose bagattelle ed insegnar loro a contendere con una pertinacia più che donnesca, ma bensi voglio imitare quegli antichi, che, per ischivare l’infame nome di sofi, vollero piuttosto appellarsi sofisti“ Lo studio loro principale era quello di encomiare gli Dei e gli Eroi. Voi adunque ascolterete l’elogio non di un Ercole nè di un Solone, ma di me stessa, cioè della Pazzia. >