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4 ELOGIO DELLA PAZZIA bagattelle non plebee al certo, a quel che me ne pare, né insulse affatto per sé stesse, dilettando ti vai, e, qual altro Democrito, mirie tratti con riso le umane vicende. Sebbene poi per la singolare perspicacia del tuo ingegno sii al certo di gran lunga superiore al rimanente degli uomini, pure per l’ineredibile soavità del tuo costume, e per l’affabilità tua particolare, sai e godi esser l’uomo di tutte le ore. Or ti piacerà dunque non solo d’accogliere questa picciola declamazione come un presente di un tuo buon amico, ma di prenderla ancora sotto il tuo patrocinio, come cosa a te sacra e più tua certamente che mia. Imperocchè prevedo benissimo che non mancheranno detrattori, che le si dichiareran contro, qualificandola come una frivolezza indegna di un teologo, e come una satira contraria alla cristiana moderazione: e schiamazzando inoltre declameranno contro di me, come colui, che risusciti l’antica commedia, e si faccia qual nuovo Luciano a morder tutti senza risparmio. Ma pure quei che disgustansi della leggerezza dell’argomento e del suo ridicolo, dovrebbero por mente, che non ne sono io al certo l’inventore, e che anzi questo è un uso già da gran tempo osservato da sommi autori. Imperocchè tanti secoli prima ha scritto Omero la guerra delle ranocchie e de’ sorci; Virgilio ha cantato della zanzara e della torta; Ovidio della noce; Policrate anch'esso fe’ l’elogio di Busiride, cui poscia corresse Isocrate; Glaucone lodò l’ ingiustizia, e Favorino Tersite e la febbre quartana; Sinesio la calvezza, e Luciano la mosca e i parassiti. Da ultimo Seneca scherzò sull’apoteosi di Claudio; Plutarco scrisse il dialogo di Grillo con Ulisse; Luciano ed Apuleio parlarono dell’asino, e un tale, al dir di San Girolamo, stese il testamento del porco. Faccian conto pertanto, questi censori, che io così per divertimento abbia giocato agli scacchi, o se meglio lor piace, abbia come un fanciullo cavaleato sopra una lunga canna. E, a dir vero, che iniquità non è ella, che permettendosi ad ogni condizion di persone i suoi passatempi, si cerchi poi di vietarli tutti al letterato negli studi suoi ? Massime se gli scherzi traggan seco del serio, e in guisa tale vengan maneggiate le facezie, che chi legge, per poco