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H LP XXII ELOGIO DELLA PAZZIA de’ pedanti, ecc. Ma, in generale, il costume e l'indole dell’uomo, ch'è sempre e ovunque presso a poco lo stesso, non vi può essere dipinto più al naturale, nè con più vivi colori. Può dirsi quest’ Elogio La satira dell’uomo: satira per altro che, mentre co’ suoi sali, vivezze e allusioni diletta e istruisce, nulla offende nè esacerba. In esso fa veder la Follia quanto obbligato le sia il Mondo, essendo mercè di lei sola che stien tutti allegri e divertiti, che portino con piacere il grave giogo della vita, che ridano in mezzo alle maggiori amarezze e travagli dell'umanità. Eccone l’assunto: «Ogni uomo, chi più chi meno, ha del pazzo. Questa dose di pazzia, ch'è in ognuno, lo rende contento e, alla sua maniera, felice». Infatti, se l’uomo riflettesse, se esaminasse il suo stato, i suoi difetti, il peso de’ suoi doveri, gl’ incomodi, gl’ inconvenienti a’ quali è in mezzo, affogherebbe egli in un mar d’agitazioni e d’affanni. Ma è a rovescio; perchè l'uomo o ignora se stesso e quanto è attorno a sè, nè fa la menoma riflessione a quel che più gli dovrebbe importare; o per effetto di quella incorreggibile Filautia o sia amor proprio, all’uomo si essenziale, s’accarezza, s’adula, s’applaudisce ove più dovrebbe compiangersi, riprendersi, vergognarsi di sé stesso. O chi che tu sia cui cadra alle mani questo libriccino, se ti diletta il critico e ’1 faceto, che movendo il riso e destando allegria forma l’uomo o ’l rende migliore; leggi e me ne saprai grado. Ma non trascurar intanto in questo specchio che la Follia ti presenta di ravvisar te medesimo, le tue debolezze, le tue stravaganze: ridi, leggendo, più che degli altri, di te stesso: e intendendo pe ’1 suo diritto quel che la Pazzia qui ti dice, esamina, conosci te medesimo e quanto ti circonda, e avrai, se l’ami, rimedio alle tue follie. La manchevolezza di queste traduzioni, e la rarità dello stesso testo latino, mosse nel 1805 un ammiratore del libro di Erasmo a compierne una nuova versione italiana; e così venne fuori l’ Elogio della pazzia composto in forma-di declamazione da ERASMO DI ROTTERDAM, nuovamente recato in ita» lianddal testo latino, ed.arricchito delle annotazioni di Listrio, e di varie altre del traduttore C. C., con la falsa data di « Amsterdam, 1805». Chi fosse -questo C. C., mi è stato impossibile ritrovare, nonostante che non mi sia fidato delle mie indagini, ma abbia anche fatto ricorso all’opera di amici esperti nella materia. Soltanto, dal fatto che in un vecchio