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76 i ze , eriguardi della Societh. ¢ quindi far non può che nom fi. tiri sopra I universal biafimo ed aborrimento , conseguenza legittima di tanta contrarietà di sentimenti, e di vita: Imperochè falli altro che pazzie tra’ mortali ? e son quefti altro, che tanti pazzi? ora se alcuno fia, che voglia romper la folla, € far del fingolare, il suggerimento ch’ io poflo a coteftuì dare è, che facciafi specchio quel misantropo Timone , rinunziando alla società, e appastandofi in un deserto ove solo solette , fuor di tema di chi lo fraftorni goderfi la sua cara saviezza . "Ma per*tornare onde deviai, fu altri che l’adulazione che in comunità di comodi, e di vita riduffe que rozzi, duri selvaggi ‘primi tivi? ché, se nol sapefte , il vero fignificato della sì celebre cetra d’Anfione, e d’Orfeo. Che fu che rimise in tuono la plebe roma: na in punto ch’ era per dar nelle scartate ? forse una qualche ragionata, e soda rimoftranza di valente oratore? eh! corbellerie: fa anzi non so che ridicolo e pucrile apologo del ventre (1) e dell’altre membra del corpo . L’ifteflo effetto partorì. in caso “noti diflimile P altro apologo (2) di Temiftocle. Qual altta à . ora(1) Fatto notiſſimo . Liv. 1. Dec. Lib. z. : (2) Dolendof il Popoloz atenieſe dil? ava, rizia