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| af ché Giove:, quando voglia ‘lo prende di id la funzione ch’ ei non fa che pur troppo, dico di far nascere de’ piccolini Giovi. È que‘ babbualli di Stoici, che fi tengono per viciniflimi; e di proffima affinità co' Numi?. io vi dico, datemi uno che fia cinquanta mila volte Stoico; e vi farò vedere, ch'a coteltui an. cora converrà fi spogli, se non della barba ( effenzial diftintivo della sapienza, se bene a’ becchi comune ) certo di quell’ aria superiore» ed orgogliosa, ch’ egli affetta, e prenda ciera da galantuomo, ed abiuri quella sua salda, e infleffibile morale. che più? faccia delle sciocchezze ; qual più sbardellato giovane; in. tal articolo : in somma gli è foiza fi volga ame, a ime fi raccomandi quel ser Filosofo, se pur ama di farfi padre. E facciatnio a intenderci; e parlar chiaro, come pur soglio: vi dimandd io, è egli forse il capo; la faccia, il, perto, le mani, gli orecchi (che fi giudicano, e nomaño parti oneſte del corpo ) quell’ iſtromento che gene: ta gli Dei, e gli Uomini? Credo Signori mici di no; ch’anzi lo ftromento propagatore è quel ſiffatto. arnese così mai ‘melenso e ridicolo, che ricordat non fi può senza cachinni : è egli quella sacra sorgente; da cui la vita ogni eflere, che vive, attigne meglio affai, e con, più verità che da quel fiffatto pitagorico & Goa qua