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24 iftimo io un fico (1) que Saccentòni che spacciano per. una decisa follia ed insolenza il lodar se medefimo. E fia pur follia quanto fi vuole, lasciamla correre, sol che fi “salvi la proprietà, e dignità del carattere. ‘ora, e v è egli di più proprio e conveniente , ch’ effer la Pazzia ftefla la tromba di sue lodi, Pencomiafte del suo metito ? E chi saprebbe meglio e più al naturale e al vivo dipingermi che io ſteſſa? se non forse altri v’ abbia che più perfettamente mi conosca di quel che mi conosca io medefima. Se ben per altro quefta mia condotta più modefta io la reputo di quella che tener suole il volgo de’ Grandi, e de’ Satraponi del Mondo, che meflof sotto a’ piedi ogni pudore , e subornato un qualche adulator panegirifta, o un cicalone poetaftro, onde a prezzo d’oro la sua loda reciti, -che altro poi non è se non un tefluto di esaggerazioni e di menzogne, ftallene intanto il modeftiffimo Uomo ad ascoltar di piè fermo, e qual (1) Il tefto ha hujus; onde la Pazzia deve nel pronunziarlo moftrar col pugno un fico , » ` e ferrando il pugno, ch è un atto il piè bernefco e di beffe a chi vien fatto . Indi il volgari proverbio ‘tofcano, piscia chiaro e fa le fche al medico.