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Erasmo da Rotterdam
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18 ELOGIO DELLA PAZZIA Prima di tutto ditemi un poco: evvi al mondo cosa più dolce e più preziosa della vita? Ora chi più di me contribuisce al concepimento dei mortali ? Imperocchè nè l’asta dell’armi potente di Pallade, nè l'egida (4) del fulminante Giove vagliono un fico a produrre e propagare il genere umano. Anzi lo stesso Padre degli Dei e Re degli uomini al di cui cenno tuto trema l'Olimpo, fa duopo che deponga il suo fulmine trisulco; che lasci quell’aria terribile e maestosa, colla quale a suo grado riempie di spavento tutta quanta la schiera degli Dei; e come un bravo comico si mascheri il poveretto sotto tutt’altre forme, quando voglia lo prende di quella funzione, ch'ei non fa che pur troppo di sovente, voglio dire di procreare dei piccoli Giovi. Prendiamo inoltre que’ babuassi di stoici, che reputansi tanto prossimi ed affini agli Dei. Datemene pur uno di costoro, il quale sia anche mille volte stoico, che non si rada mai la barba, distintivo della sapienza (sebbene un tal distintivo sia comune anche ai caproni); costui al certo dovrà deporre quell’aria piena di orgoglio, dovrà prendere una cera da galantuomo, dovrà abiurare quella sua inflessibile ed austera morale. dovrà fare delle sciocchezze e delle pazzie: insomma gli sarà forza, che a me si volga e sì raccomandi questo filosofo,.se pur ama di farsi padre. E perché secondo il mio costume non parlerò con voi più liberamente ? Ditemi di grazia, sono forse il capo, la faccia, il petto, la mano, l’orecchio, queste parti del corpo reputate oneste, che generano gli Dei e gli uomini ? Credo, signori miei, di no: che anzi lo stromento propogatore del genere umano è quella siffatta parte, così goffa e così ridicola che non può nominarsi senza riso. Quella, sì quella è propriamente la sacra fonte, da cui traggon la loro origine i Numi ed i mortali. Suvvia, chi è mai colui, che sacrificar vorrebbesi al nodo matrimoniale, se prima, come soglione fare ordinariamente i filosofi, avesse ben ben riflettuto agli incomodi, che accompagnano tal condizione? Qual donna vorrebbe sottomettersi al debito conjugale, se tutti conoscesse, o presenti avesse alla mente i perigliosi dolori del parto e le pene dell'educazione 2? Se voi dunque dovete la vita al matrimonio, ed il matrimonio alla irri/lessione, che una è delle mie seguaci, giudicate di quanto mi siate debitori. Inoltre una donna passata una volta per le spine dell’indissolubile nodo, e che ardisce di rientrarvi, nol fa forse in virtù dell'assistenza della Ninfa Odl/o, mia cara compagna? Dicasi pure, a dispetto del poeta Lucrezio, e Venere stessa non (1) Scudo di Giove, fatto colla pelle della sua nutrice la capra Amaltea.

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