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SIT Tn persone. Se ci fosse poi un guaio tale da non poterlo sopportare né rimediare a parole, allora è più conveniente che la moglie riferisca il fatto ai genitori e ai parenti del marito piuttosto che ai propri, ed esprima le sue lagnanze con moderazione, in modo che si veda che non I’ ha col marito, anzi che lo ama e che non lo vorrebbe vizioso. E non deve mica spifferar tutto! Così lui, anche se non lo dirà, dovrà dentro di sé apprezzare e gradire la delicatezza della moglie. Santippe. — Ci vuole una: filosofa per eseguir tutto ciò. Eulalia. — Anzi con tali precauzioni indurremo i mariti a usare verso di noi eguale ‘delicatezza. Santippe. — Ce ne son di quelli che nessuna delicatezza varrà a correggere. Eulalia. Eppure non lo credo! Ma supponiamo che sia. Rifletti prima di tutto a questo: il marito bisogna sopportarlo comunque egli sia. È molto meglio dunque averlo a sopportare somigliante a noi e reso un po’ più tollerante dalla nostra finezza, anziché inasprito ogni giorno dai nostri sgarbi e dal nostro malumore. Potrei citarti esempi di mariti che con simili buone maniere son riusciti a render migliori le loro spose. E non è molto più giusto che le usiamo noi verso di loro? Santippe. — Questi esempi che dici sarebbero proprio l’ opposto di mio marito. Eulalia, — Conosco bene un signore nobile, istruito e fine quanto mai. Egli sposò una ragazza vergine di diciassette anni, che era, stata allevata sempre in casa dei suoi genitori, i quali abitavano in campagna, come spesso fanno i nobili per il divertimento della caccia. Egli aveva desiderato una sposa ingenua per poterla più facilmente ridurre al suo gusto. Cominciò infatti a istruirla nella letteratura e nella musica; e a poco a poco l’ avvezzava a ripeter le lezioni Che essa aveva udito, e a educarla con tutte quelle cognizioni che in avvenire avessero potuto esserle «di bisogno. ‘Ma tutti gli ammaestramenti riuscivano nuovi alla